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La Piazza e il Castello

VIGEVANO / una città da scoprire

Il Castello e la Piazza di Vigevano

Il Castello e la Piazza di Vigevano formano un eccezionale complesso unitario, architettonico e urbanistico, del Rinascimento italiano. Eretto nel Trecento da Luchino Visconti, il Castello è una creazione della dinastia dei Visconti-Sforza che si collega a un grande sistema difensivo che va dalle Alpi sino al Po, al confine tra lo Stato di Milano e il Monferrato.
Alla creazione del Castello, della Piazza e della Villa collaborarono i maggiori artisti del Rinascimento italiano, come l’urbinate Bramante e Leonardo da Vinci. Importante è il legame del Castello di Vigevano con la monarchia francese. Nel 1494 vi fu ricevuto il re di Francia Carlo VIII, nel 1499 vi fu tenuto prigioniero da Luigi XII il duca di Milano Ludovico Maria Sforza detto il Moro.
Attualmente il Castello e la città si trovano all’interno di un grande parco naturale nonché di un importante sistema di economia agraria su grande scala, riformata dallo stesso Ludovico il Moro negli anni Ottanta del Quattrocento, che, con la Villa Sforzesca, nello stesso tempo residenza signorile e fattoria, segna una tappa significativa nella storia della villa in Italia, mentre conserva ancora alcune innovazioni idrauliche che vi introdusse Leonardo da Vinci. Il Castello non risponde solo ai normali criteri di fortezza e di residenza signorile, ma è anche al centro dell’organizzazione irrigua e agricola di un vasto territorio.

Il Castello

castello-vigevanoTra il 1491 e fino al 1493, Ludovico Il Moro abitò in pianta stabile a Vigevano,accogliendo col massimo splendore gli ospiti illustri. Il complesso fortificato del Castello venne dunque trasformato dal Moro in un palazzo rinascimentale a tutti gli effetti e, non a caso, la scelta del professionista cui affidarne la ristrutturazione cadde sul celeberrimo architetto Donato Bramante.
Tra il 1488 e il 1492 il cortile principale del Castello venne sgomberato dagli edifici ancora esistenti e venne demolita l’antica chiesa parrocchiale. Gli altri lavori consistettero nella realizzazione della scuderia ducale o “scuderia del Moro” e nella ristrutturazione e nell’abbellimento della torre del Castello, nota come Torre del Bramante.
Fu in particolare dopo il matrimonio con Beatrice d’Este nel 1491 che il progetto di ristrutturazione subì una decisa accelerazione. Dopo la nascita del primogenito, il 25 gennaio 1493, il Moro decise infatti di trasformare “al femminile” un’ala del Castello di Vigevano, in modo che potesse fungere da luogo di delizie per la consorte. Vennero realizzati perciò appartamenti sontuosi, un giardino pensile, spazi e ingressi dedicati, lontani da occhi indiscreti, a imitazione probabilmente del palazzo di Urbino.
Il giardino pensile doveva raggiungere l’attuale primo piano dell’edificio della Loggia delle Dame quale lo vediamo oggi, per cui si dovette procedere a riempirlo con grandi quantità di terra e a dotarlo di un sistema di irrigazione derivato dalla Roggia Vecchia.

La Torre e la Piazza

piazza-vigevanoLudovico il Moro intraprese una radicale ricostruzione del Castello. Una vera svolta si ebbe con la decisione di dargli un nuovo ingresso solenne rivolto verso la città, con un dislivello di circa 15 metri. Fu così incaricato Benedetto Ferrini di costruire un nuovo rivellino e una torre, nella quale sarebbero state allogate le campane della chiesa di Sant’Ambrogio, già all’interno dell’area castellana e demolita. La Torre fu conclusa nel 1491. La sua cupola fu riparata nel 1563 e ancora nel 1610. Già nel 1496 il castello era in grado di ospitare per tre settimane l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Con la torre d’ingresso, il Castello stabiliva un nuovo rapporto con la città: uno scalone partiva dalla Torre e invadeva la Piazza, a un dipresso come la Scala dei Giganti (1483 circa). Il Castello e la nuova Piazza porticata costituivano dunque un solo complesso. Come spazio formale e rappresentativo (Prunkplatz), la Piazza rispondeva perfettamente alle esigenze della corte. La Piazza di Vigevano riscosse l’immediata ammirazione dei contemporanei soprattutto per la grandiosità del disegno architettonico che impressionava. Un raro connubio di praticità e d’idealità ha fatto sì che la Piazza non solo resistesse alle trasformazioni sociali e politiche, ma avesse la flessibilità di adattarvisi. Se, caduta la dinastia sforzesca, Vigevano non fu più il centro dove il duca riceveva e intratteneva ambasciate e sovrani, nondimeno la Piazza continuò a essere matrice d’idee in Francia (Place des Vosges a Parigi) come in Spagna (Plaza Mayor a Madrid), fornendo un esempio di piazza formale, destinata al gioco, alla rappresentanza, a sfilate militari, concerti e raduni, fornendo spunti anche ai pianificatori di città d’impianto geometrico, in Germania come in Olanda.

Il Duomo

duomo-vigevanoLa costruzione del Duomo, dedicato a Sant’Ambrogio, fu avviata dal duca Francesco II nel 1532 su disegno di Antonio da Lonate ed ultimata nel 1606.
La straordinaria facciata scenografica, giustapposta per rimediare all’asimmetria dell’edificio con la piazza antistante, fu progettata dal vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz nella seconda metà del ‘600.  La particolare curvatura ellissoidale e la straordinaria sobrietà pongono l’opera tra gli esempi più raffinati di architettura barocca.  L’interno, a croce latina e a tre navate, conserva notevoli opere d’arte. Nel terzo altare a sinistra dell’ingresso troviamo un polittico a tempera di scuola leonardesca. Sull’altare maggiore un paliotto settecentesco, con inserite figure ricamate in seta ed oro, e tratte da un paramentale cinquecentesco. Nel transetto destro, dipinti attribuiti a Macrino d’Alba e Bernardino Ferrari (inizi del XVI sec.)
Museo del Tesoro del Duomo
E’ costituito, in massima parte, da doni di Francesco II Sforza (1534).  Conserva preziosi corali e codici miniati da Agostino e Ferrante Decio, un pastorale in avorio, “La Pace”, un preziosissimo reliquiario in argento cesellato in oro di scuola lombarda (XVI sec.), calici e reliquiari di varie epoche, una paramentale cinquecentesco, ricamato in oro zecchino ed usato a Monza nel 1805 per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte. La dotazione più importante è costituita dalle due serie di arazzi fiamminghi provenienti da Bruxelles (1520) ed Oudenaarde (inizi XVII sec.), raffiguranti la parabola del figliol prodigo, storie di Ester ed Assuero, storie di Giuseppe Ebreo e storie di Alessandro Magno.

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